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Cooking for NIK

Nelle attività previste dal progetto NIK – Newcomers in the kitchen, il 20 e 21 agosto abbiamo preparato un piatto del paese di origine con Rohan, un ragazzo rifugiato in Italia. Rohan ha 18 anni ed è nato a Gujrat, in Pakistan, e si è trasferito in Italia nel 2015.

Abbiamo iniziato con la spesa e Rohan ha deciso di acquistare gli ingredienti per la sua ricetta in due posti diversi. All’inizio siamo entrati in un negozio etnico gestito da un signore indiano molto simpatico e sorridente. Qui Rohan ha acquistato tutte le spezie, lo zenzero, l’aglio e i peperoncini verdi. Poi ci siamo trasferiti in un supermercato locale dove abbiamo comprato il pollo, l’olio, lo yogurt e tutte le verdure.

Quindi ci siamo spostati nella cucina di uno spazio adibito a corsi e laboratori, dove abbiamo iniziato la preparazione del piatto.

Rhoan ha preso molto seriamente la preparazione della ricetta e ha accettato di essere aiutato, ma prima voleva mostrarci esattamente come preparare tutti gli ingredienti e come esattamente tagliare pollo e verdure!

Hanno fatto da assistenti a Rohan tre giovani studenti liceali che hanno diligentemente eseguito i compiti impartiti loro da Rohan, compreso l’affettare sottilmente quattro enormi cipolle senza lamentarsi troppo!

Il Chicken Karahi, il piatto che Rohan ha scelto, è un piatto al curry profumato e piccante, cucinato con pochissimi ingredienti ed è uno dei piatti più tradizionali del Pakistan.

Rohan ci ha raccontato che prende il suo nome da Karahi (pronunciato kar-ah-hee), che è il nome di una pentola che sembra un wok ma con due manici. Tradizionalmente, le navi kahari vengono utilizzate per friggere e preparare stufati. I piatti che vengono cucinati in un karahi sono spesso chiamati con quel nome. Come con qualsiasi piatto con affetto regionale diffuso, ci sono molte varianti a Chicken Karahi in base alla regione o al cuoco di famiglia che sta preparando il piatto.

Il piatto era davvero succulento e, nonostante fosse decisamente piccante, è stato un successo. Una bella esperienza, da cui abbiamo imparato molto su come il cibo possa essere un linguaggio universale, in grado di facilitare il difficile percorso dell’integrazione in paesi così lontani, geograficamente e culturalmente.

 

 

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